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Nfl, incredibili Vikings, a tempo scaduto ecco il biglietto per Philadelphia

Nfl, incredibili Vikings, a tempo scaduto ecco il biglietto per Philadelphia

I padroni di casa, che a febbraio ospiteranno il Super Bowl, ribaltano una partita già persa con i Saints di New Orleans, a tempo già scaduto. E lo stadio esulta sulle note di Purple Rain… Domenica finale Nfc contro Philadelphia.

Una delle serate più belle della storia dei Vikings, sino a 10 secondi dalla fine sembrava il solito incubo. Minny aveva dilapidato il 17-0 di vantaggio del primo tempo, beffata dal calcio di Lutz che mandava avanti New Orleans a 25” dalla fine. Lo US Bank Stadium, alla prima partita di playoff della sua giovane storia, era ammutolito. Silenzio doloroso sugli spalti, come solo quello di 67.000 persone zittite dalla disperazione può essere. Minnesota non ha mai vinto un Super Bowl nella storia. Mai. E quest’anno lo ospita. Sembrava poter essere la volta buona, e invece ecco l’ennesima beffa del destino. Poi, però succede l’inenarrabile. Dieci secondi da giocare. 2 punti sotto, ovale sulle 39 yds. Keenum, il QB sguaiato, poco elegante, titolare solo perché a inizio stagione Bradford s’è fatto male, lancia per Diggs, il suo ricevitore più atleta. Basta un placcaggio in campo e la partita è finita, tempo scaduto. E ti aspetti che i Saints, sapendolo, abbiano rinforzato la secondaria. Invece intorno a Diggs c’è solo Marcus Williams, safety matricola, che da stasera avrà vita dura, nella Big Easy. Lui si abbassa, provando non si sa cosa, sostanzialmente scansandosi. Diggs prosegue la corsa, indisturbato, verso l’end zone. Si fa tutto il campo, 61 yds. Vince la partita a tempo scaduto. Sugli spalti il dramma collettivo diventa sollievo, prima. Soprattutto sollievo. Sbigottimento, volti increduli. Di chi è abituato a finire dalla parte sbagliata delle partite epiche. Contro New Orleans i Vikings avevano perso la chance più recente di Super Bowl, ai playoff del 2010. Ma stavolta il finale è diverso. La gioia diventa mareggiata, delirio di massa. Il coro vichingo Skol, ritmato dai giocatori e dai “fedeli”, un rito pagano. Un tributo alla squadra, alla sorte. Poi le note di Purple Rain, di Prince, il principe di Minneapolis, s’improvvisano colonna sonora delle lacrime di tanti. Lo sport che emoziona uno stadio e una città. La vittoria regala a Minnesota il biglietto per Philadelphia, per la finale di NFC, la semifinale contro gli Eagles. Si giocherà domenica prossima, in Pennsylvania.

LA PARTITA — Subito a segno McKinnon con una corsa da 14 yds al primo drive dei Vichinghi. Poi 10-0, col calcio di Forbath dalle 20 yds. Le linee di Minny dominano: quella d’attacco e quella di difesa. Keenum ha il tempo di soffiarsi il naso prima di lanciare…Sendejo con un tuffo clamoroso intercetta un lancio lungo di Brees. Saints con appena 33 yds offensive in tutto il primo quarto. Murray sfonda in meta per il 17-0. Brees, sotto pressione, costretto a improvvisare miracoli impossibili pure ai Santi, è intercettato di nuovo, stavolta da Barr. 17-0 a fine primo tempo. La ricetta vincente pare assimilata da Minny: guadagni metodici, Keenum che non deve così mai rischiare di strafare, il cronometro che scorre, migliore alleato. Ma parliamo sempre dei “maledetti” Vikings. Perdono Sendejo per infortunio. E i campioni di New Orleans cambiano marcia: Brees, Thomas e la matricola Kamara fanno la differenza con prodezze individuali. Il QB da Hall of Fame trova Thomas in end zone con un lancio perfetto da 14 yds. 17-7. Keenum va nel panico. Lancia un orrido intercetto preda di Williams. Si fa male pure Rhodes. E Brees trova ancora Thomas in end zone. 17-14 con ben 13’ da giocare. La passerella trionfale sugli spalti diventa sgomento. Il calcio di Forbath dalle 49 yds vale il 20-14, ma non scaccia i fantasmi. C’è paura, nell’aria. I Saints la percepiscono, e vanno per il colpo da k.o.: punt di Quickley bloccato da Johnson sulle 40 yds di Minny. Combinazione Brees-Kamara per 14 yds e altri 6 punti. Sorpasso ospite: 21-20. E 3’ da giocare. Silenzio e terrore, ora. Forbath rianima la folla: centra ancora i pali, dalle 53 yds. Record di franchigia di playoff. 23-21 Minny. Ma 1’30” da giocare. Troppo, quando di fronte hai un fenomeno come Brees. Lo stadio torna un Inferno, come a inizio partita. 67.000 sulle tribune +11 in campo: tutti contro Brees. Che arranca: 4°&10 sulle 47 yards: finita? Per niente. Lo converte trovando Snead per 13 yds. E il successivo calcio dalle 43 di Lutz va a segno, appunto, con 25” da giocare. La miglior difesa Nfl, mostruosa nel 1° tempo, ha concesso 24 punti in meno di 17 minuti. In casa. Keenum balbetta, pasticcia. Poi, con 10” da giocare, entra in gioco la magia dello sport. Succede l’inimmaginabile. Finisce con il lieto fine Vikings, per una volta. Finisce 29-24, mentre le solite folli burocrazie arbitrali tengono in sospeso la gioia dei Vichinghi e lo sconforto dei Santi, tra replay incrociati di un episodio tanto impossibile quanto chiaro. La strada per vincere quel primo Super Bowl resta lunga e molto complicata per i Vikings. Ma intanto allo US Bank Stadium piangono (quasi) tutti. E stavolta di gioia.

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